Roero

Roero

La collina verticale e segreta

La riva sinistra del Tanaro, terra di Rocche di sabbia, Arneis e castelli veri: ventiquattro comuni, la collina più giovane e segreta del Patrimonio UNESCO piemontese, a prezzi ancora gentili. «Anche il silenzio è verde», ha scritto un poeta di qui.

Il territorio con un cognome

Il Roero è l’unico territorio italiano che porta il nome di una famiglia: i Roero, banchieri e signori di Asti, che dal Medioevo dominarono queste rocche costellandole di castelli e torri. Prima di loro c’erano stati i Romani, che qui già piantavano viti, e gli Aleramici, in guerra perenne con Asti e Alessandria proprio su questi crinali. Ne è rimasto un paesaggio militare addolcito dai frutteti: quasi ogni paese ha il suo castello, la sua torre di avvistamento, il suo belvedere. E una storia curiosamente romantica: a Sommariva Perno, il re Vittorio Emanuele II comprò un castello per donarlo alla Bela Rosin, l’amante che poi sposò. Terra di vino e di sentimento, non a caso l’ultimo bacialé d’Italia, il sensale di matrimoni di campagna, lavorava qui, con centodieci nozze combinate e nessun divorzio.

Le Rocche: il gran canyon del Piemonte

La meraviglia geologica del Roero sono le Rocche: una frattura di sabbie e calanchi che taglia le colline per una ventina di chilometri, nata quando il Tanaro, circa duecentocinquantamila anni fa, cambiò strada e lasciò che l’erosione scolpisse pareti verticali, guglie e forre. Sopra le rocche, i paesi si affacciano nel vuoto; dentro, i sentieri dell’Ecomuseo delle Rocche attraversano boschi di castagni, ciliegi selvatici e felci, con torri medievali che spuntano dal verde. In primavera i ciliegi in fiore, in autunno i colori del bosco: è il trekking più scenografico del basso Piemonte, adatto anche ai bambini. E dalle sabbie plioceniche, ogni tanto, affiorano ancora conchiglie e ossa di balena: qui sotto c’era il mare.

Vigne del Roero
Vigne del Roero
Tra Tanaro e Rocche
Tra Tanaro e Rocche
Colline di confine con le Langhe
Colline di confine con le Langhe

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La tavola del Roero

Il bicchiere qui parla bianco: il Roero Arneis, elegante e floreale, rinato negli anni Settanta dopo aver rischiato l’estinzione, e il Roero DOCG, il Nebbiolo di sabbia, più immediato e profumato del cugino di Langa. A tavola: la pesca di Canale che d’estate ha la sua fiera storica, le fragole di Sommariva, il miele di castagno delle Rocche, i tajarin e la finanziera della tradizione astese. E a Bra, capitale mondiale di Slow Food, la salsiccia cruda e il formaggio hanno una fiera internazionale che richiama mezzo mondo: Cheese, ogni due anni a settembre.

Dove si mangia bene davvero

Il Roero mangia con understatement: osterie di paese dove l’Arneis è quello del vicino e la finanziera si fa ancora come si deve. A Bra, città madre di Slow Food, la salsiccia cruda e i formaggi sono una religione laica; a Canale la pesca finisce nel vino e nei dolci; e nelle osterie delle rocche il tartufo arriva senza cerimonie. Tavole vere, conti gentili, come le colline. Niente stelle da esibire: solo il piacere di sedersi dove il vicino di tavolo lo conosci già, e il vino nel bicchiere lo ha fatto lui.

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Un anno di feste: scegli la stagione

Settembre

Cheese

Bra

Slow Food porta a Bra i formaggi di tutto il mondo: la fiera casearia più importante che esista.

Ottobre

Tartufo del Roero

Vezza e Canale

Anche qui i trifolao escono di notte: fiere più intime, gli stessi profumi.

Ottobre

Foliage sulle Rocche

tutto il Roero

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