Monferrato

Monferrato

Il Piemonte segreto

Patrimonio Mondiale dell'UNESCO dal 2014 insieme a Langhe e Roero: infernot scavati nella roccia, colline di Barbera e borghi veri, la campagna che vive tutto l'anno a un'ora da Torino e Milano. Chi arriva per un weekend, spesso finisce per cercare casa.

Un nome avvolto nel mistero

Nessuno sa con certezza da dove venga il nome “Monferrato”. C’è chi lo fa risalire al latino mons ferax, il monte fertile; chi a mons ferratus, per i ferri lasciati dai Romani; gli studiosi più recenti puntano sul “ferretto”, un tipo di terreno diffuso tra Piemonte e Lombardia. E poi c’è la leggenda, la più amata da queste parti: il cavaliere Aleramo, in fuga con Alasia, figlia dell’imperatore, avrebbe ferrato il suo cavallo con un mattone, mun, in dialetto, perché di ferri non ne aveva. “Mun frà”: il mattone ferrato. Storia o favola, nel 967 l’imperatore Ottone I gli assegnò con un diploma tutte le terre dal Tanaro al mare: nasceva la Marca Aleramica, poi Marchesato e infine Ducato del Monferrato, governato nei secoli da Aleramici, Paleologi di Bisanzio e Gonzaga, fino ai Savoia nel 1708.

Castelnuovo, il Monferrato dall'alto
Castelnuovo, il Monferrato dall'alto
Gavi e il suo Forte
Gavi e il suo Forte
Ovada, porta dell'Alto Monferrato
Ovada, porta dell'Alto Monferrato

Tre Monferrati, tre caratteri.

Chi vive qui distingue tre territori dentro lo stesso nome. Il Basso Monferrato, intorno a Casale: colline morbide che non superano i 400 metri, borghi costruiti nella dorata Pietra da Cantone e gli infernot, cantine scavate a mano nella roccia, oggi tutelate dall’UNESCO. Il Monferrato Astigiano, il cuore: Nizza Monferrato capitale della Barbera, Moncalvo che fu la prima capitale del Marchesato, Mombaruzzo che profuma di amaretti dal Settecento, e la collina di Albugnano che a 549 metri è il tetto di tutto il Monferrato. L’Alto Monferrato, verso la Liguria: Acqui Terme con le acque calde che i Romani già veneravano, Ovada e Gavi coi loro grandi vini, e un’anima ligure che si sente nella parlata e nel piatto, focaccia e ravioli compresi.

Nizza Monferrato, capitale della Barbera
Nizza Monferrato, capitale della Barbera
Acqui Terme e la Bollente
Acqui Terme e la Bollente
Casale, capitale storica
Casale, capitale storica

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Vivere qui, davvero.

Torino è a un’ora, il mare di Liguria a poco più; Milano si raggiunge per cena. Ma la ragione per cui la gente resta è un’altra: è la vita di paese che funziona ancora. Il mercato del giovedì a Nizza, il fornaio che sa il tuo nome, i vicini che d’estate lasciano le zucchine sul cancello. Le scuole e l’ospedale nei centri principali, la fibra che ormai sale anche in collina, e un calendario di feste, dal Palio di Asti alle sagre di ogni campanile, che riempie i weekend senza mai prendere l’autostrada. Il clima fa il resto: estati calde e asciutte, inverni veri, e quella luce d’autunno sui filari che non si spiega, si guarda.

La tavola del Monferrato

Qui si mangia come in poche altre parti d’Italia: agnolotti al plin pizzicati a mano, tajarin ricchi d’uovo, la bagna càuda che d’inverno è un rito collettivo, il fritto misto e il gran bollito. La carne cruda battuta al coltello della razza piemontese, il cardo gobbo di Nizza che cresce piegato sotto la sabbia, la muletta, il salame nobile del Casalese, e per finire panna cotta e bonet, il “budino” di cacao e amaretti che qui esisteva prima dei budini. Nel bicchiere: Barbera d’Asti e Nizza DOCG, Grignolino, Ruché, Brachetto d’Acqui, Cortese di Gavi, e l’Asti spumante nato nelle cantine di Canelli. Settantaquattro varietà di mele autoctone, tartufo bianco in autunno, robiola di Roccaverano: la biodiversità non è uno slogan, è la spesa del sabato.

Dove si mangia bene davvero

Il Monferrato è la patria della trattoria familiare: posti dove il menù lo recita la padrona di casa e il conto sorprende al contrario. Ci sono i crotin e le cantine con cucina del Basso Monferrato, le piole astigiane col vino della casa, gli agriturismi in cascina dove la carne è quella dell’allevatore accanto, e qualche tavola stellata discreta, senza rumore. La regola è una: dove mangiano i locali il giovedì sera, lì vai sul sicuro.

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Canelli e le cattedrali sotterranee
Canelli e le cattedrali sotterranee
Mombaruzzo, patria degli amaretti
Mombaruzzo, patria degli amaretti
Montemagno e il suo castello
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Un anno di feste: scegli la stagione

Settembre

Palio di Asti

Asti

La corsa a pelo più antica d'Italia: rioni, sbandieratori e una piazza che ribolle.

Settembre

Douja d'Or e Festival delle Sagre

Asti

Il salone del vino e il villaggio delle pro loco: si mangia l'Astigiano intero in una sera.

Ottobre

Fiere del Tartufo

Moncalvo e Montechiaro

Il bianco del Monferrato: meno folla di Alba, la stessa magia nei vicoli.

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